Licenziamento e Periodo di Prova

Licenziamento e Periodo di Prova

Licenziamento e Periodo di Prova

In questo video l’avvocato del lavoro Alessandro Tonelli dal canale YouTube Studio Legale Lavizzari si focalizza sul recesso dal rapporto durante il periodo di prova con particolare riferimento alla sentenza della Cassazione n. 5264 del 20.02.2023.

Riportiamo qui di seguito un riepilogo del video.

L’istituto della prova e le sue finalità sono note a tutti così come il fatto che per entrambe le parti è possibile, fatti salvi casi eccezionali che non è il tempo di approfondire, procedere con il cd. recesso ad nutum.
Volendo anche in questa sede tralasciare i recenti interventi, o meglio puntualizzazione, che il legislatore ha apportato alla disciplina della prova ed alla sua durata massima con il decreto trasparenza, occorre prestare attenzione ad alcune criticità che possono emergere sul recesso durante il periodo di prova e più nello specifico con riguardo alla sua genesi.

Colgo, quindi, l’occasione per richiamare una recente sentenza della Cassazione (la n. 5264 del 20.02.2023) la quale è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del licenziamento intimato durante il periodo non assistito da stabilità. Ebbene la Cassazione compie un excursus ricordando come sia in linea teorica possibile indicare all’interno del patto di prova le mansioni per relationem ovvero richiamando il CCNL purchè, tuttavia, tale rinvio sia sufficientemente specifico e riferibile alla nozione classificatoria più dettagliata.

Ciò ha come effetto che laddove la categoria di un determinato livello accorpi una pluralità di profili è necessaria l’indicazione del singolo profilo in quanto, in mancanza, il richiamo sarebbe generico e non sufficiente a desumere quelle che sono le mansioni oggetto della prova impedendo, di fatto, un controllo sul potere giudiziale di recesso esercitato dal datore.

Nel caso analizzato dalla Corte il richiamo era troppo generico e, conseguentemente, il recesso illegittimo.

Ricordo, per completezza, che il recesso datoriale è da considerarsi illegittimo anche laddove il lavoratore non venga messo in concreto in grado di svolgere la prova, laddove la verifica venga compiuta su mansioni radicalmente diverse rispetto a quelle risultanti dal patto, laddove la prova venga svolta per un periodo eccessivamente breve e, ovviamente, laddove il lavoratore riesca a dimostrare che il recesso è avvenuto per un motivo estraneo (anche illecito) al rapporto che lui stesso dovrà provare.

Dal punto di vista delle conseguenze del recesso illegittimo durante il periodo di prova solo qualche spot. In caso di vizio cd funzionale (assegnazione a mansioni diverse) la giurisprudenza maggioritaria di legittimità ritiene applicabile un regime che prevede il diritto del lavoratore a terminare la prova ed all’eventuale risarcimento del danno.

Nella diversa ipotesi di positivo superamento del patto di prova il lavoratore potrà agire per chiedere il consolidamento del rapporto e conseguentemente per fare accertare l’illegittimità del licenziamento.

Ove, invece, siamo di fronte ad un vizio genetico (patto nullo perché apposto successivamente o per mancata specificazione delle mansioni) trova applicazione il regime del licenziamento individuale.

Non esitate a contattare gli Avvocati del Lavoro dello Studio Legale Lavizzari, per una consulenza.

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