Licenziamento per GMO Verbale Conclusivo della procedura ex art 7 L. 604/66

Licenziamento per GMO Verbale Conclusivo della procedura ex art 7 L. 604/66

Licenziamento per GMO nel verbale conclusivo della procedura ex art 7 L. 604/66

Il commento dell’avvocato Giulia Passaquindici dal canale YouTube Studio Legale Lavizzari sull’ordinanza della Cassazione n. 10734 del 22 aprile 2024.

 

Riportiamo qui di seguito un riassunto del contenuto del video.

Con l’ordinanza n. 10734 del 22 aprile 2024 la Cassazione ha respinto il ricorso proposto da una lavoratrice che aveva impugnato la sentenza con cui la Corte d’appello di Catania aveva riformato la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva escluso l’equipollenza tra la comunicazione scritta del licenziamento e la manifestazione di volontà datoriale di recesso intervenuta in sede di verbale conclusivo della procedura di conciliazione ex art. 7 L. 604/1966.
Come noto detta procedura deve essere attivata dalle società di grandi dimensioni che intendano licenziare risorse assunte prima del 2015 per motivi connessi all’attività produttiva (GMO).
Il Tribunale, dunque, a fronte di un licenziamento ritenuto orale aveva accordato alla lavoratrice la tutela reintegratoria.
La Corte d’appello, a sostegno della propria decisione, aveva osservato:

  • che la funzione, cui la forma scritta del licenziamento è preordinata, è quella di mettere a conoscenza il lavoratore della volontà di recesso e di richiamare l’attenzione del datore sull’importanza della manifestazione di volontà contenuta nella dichiarazione di recesso
  • che tale obiettivo potesse ritenersi raggiunto da una manifestazione di volontà espressa nel contesto di una sede istituzionale, quale quella dell’ITL, alla presenza dei rispettivi rappresentanti e di un soggetto terzo (il presidente della commissione), nell’ambito di un verbale sottoscritto da entrambe le parti in cui si dava atto del fallimento del tentativo di conciliazione e della reiterata volontà della società di recedere dal rapporto di lavoro;
  • che la norma in esame non imponeva un certo intervallo temporale tra la chiusura del tentativo di conciliazione e la comunicazione del licenziamento.
    Dette considerazioni vengono condivise dalla Cassazione che, in aggiunta, osserva:
  • che la disposizione attribuisce rilievo al fatto obiettivo del fallimento del tentativo di conciliazione, senza disporre che la comunicazione del licenziamento debba avvenire in un contesto differente e successivo rispetto a quello del verbale;
  • che detto verbale può senz’altro attestare l’esito del tentativo di conciliazione e il suo fallimento e dunque documentare il presupposto richiesto dalla norma per consentire al datore di procedere con il licenziamento;
  • che, in conclusione, la volontà di recesso espressa per iscritto nel verbale all’esito del fallimento del tentativo di conciliazione deve considerarsi validamente manifestata ai fini del licenziamento.

Non esitate a contattare gli Avvocati del Lavoro dello Studio Legale Lavizzari, per una consulenza.

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